La Democrazia

La Democrazia

La democrazia [dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere] etimologicamente significa “potere al popolo", e definisce che il comando deve essere esercitato direttamente dall'insieme dei cittadini. Benché all'idea di democrazia, istintivamente e logicamente, si associ in genere una forma di Stato, essa può,e deve riguardare qualsiasi comunità umana in cui si applicano i fondamenti basilari di uguaglianza e libertà. Con questi criteri, riguardanti questa meravigliosa invenzione dell’ uomo, si può immaginare che sulla terra ci sia una sorta di paradiso; invece la realtà è al contrario, perché sin da subito dalla sua apparizione, essa ha reso evidente un problema di natura antropologica, che nasce quando si cerca il modo con cui vengono prese le decisioni al suo interno. La democrazia, quindi, non è cristallizzata in una sola visione o in un'unica concreta traduzione, ma può trovare e ha trovato la sua forma più che nella storia, nella fantasia umana; infatti in diversi tentativi di espressione, tutte caratterizzate per altro, apparentemente, dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare direttamente, nella realtà si è cercato il modo di annacquare questo potere sancito dalla sua definizione. Al culmine di questo delirio di confusione e caos si arriva al paradosso di ritenere Atene il fulcro della democrazia, e poi verificare che la storia registra la sua natura razzista; infatti, gli ateniesi, avevano in casa degli schiavi. Pertanto, se dal punto di vista descrittivo e verbale la definizione,come abbiamo visto, di democrazia è bellissima, allo stesso tempo, è inconcludente dal punto di vista pratico ed applicativo. Per comprendere ciò, la cosa di cui dobbiamo renderci conto, immediatamente, è che il concetto di democrazia, in sé stesso, non rappresenta una entità sostanziale e funzionale, dato che definisce una visione solo virtuale e teoricamente senza contenuti, se non viene accoppiata al modo operativo e regolamentare. Essa, cioè, è un contenitore formale e vuoto se non si procede a riempirlo con leggi, regole, direttive ecc.; infatti, senza questa operazione e prassi è puramente inutile e inconcludente il suo tentativo di applicazione. Difatti nella realtà, questa dicotomia tra la sua forma e la sua sostanza, è talmente abissale da far delineare e divenire questa nostra odierna vita economica più vicina ad un inferno che ad un miserabile purgatorio, perché nella lotta tra di esse, quella che ci porta frutti e benessere, non è la forma, ma la sostanza che tramutandosi in vantaggi economici ci riempie lo stomaco, e non fantasmagorici e fantomatici elucubrazioni filosofiche e mentali. In contrapposizione a questa evidente realtà ed in modo ignobile, da sempre, il sistema, forviandoci, ci sbatte in faccia la forma, esaltandola, e nel frattempo ci fotte con la sostanza. Ci dice che abbiamo la sovranità: voto, referendum, petizioni, leggi di iniziativa popolare,ecc.; ma poi normalmente, giuridicamente e legislativamente li ignora o li aggira. Quindi, a cosa servono questi ricorsi al popolo, a farci fare delle comparsate? Siamo dei figuranti? Si, per loro, (i politici), questo è il nostro ruolo!!! Ma non solo, ci fanno litigare tra di noi per farci fottere con le nostre stesse mani,deformando la verità e condizionandoci ad accettare i suggerimenti e l’ informazione di sistema, che ci dice quanto siamo fortunati ad essere sovrani. Che culo che abbiamo, stiamo andando verso la miseria e la povertà, però da sovrani!!! E’ accettabile ciò? Lo accettate? Non vi sale il sangue agli occhi dalla rabbia? Volete continuare ad essere presi per il culo? No!!! No, dal momento che, se continuate a leggere avete voglia di ribellarvi a ciò. E non volete più essere delle pecore da tosare e da portare al pascolo da questo o quel leader di turno, ma leoni che cercano la soluzione per appropriarsi del potere in prima persona e direttamente. Di conseguenza dobbiamo prima di tutto mandare a fan culo la forma e iniziare a concentrarci, solo ed esclusivamente sulla sostanza, facendo la scelta fondamentale di concentrarci esclusivamente sul succo del frutto(sostanza), e non sul suo odore(forma), che fino a prova contraria non ci riempie il corpo di nutrienti. La democrazia, per quanto meravigliosa dal punto di vista formale,è inconcludente e, più importante, non dà benefici al popolo in questa veste, di conseguenza la sua importanza si annida in quella sostanziale; infatti, quando viene riempita di contenuti si vede quali esigenze e interessi adempie e quali intrighi e fregature nasconde. Alla ricerca di una sospirata chiarezza accertiamo che formalmente, il popolo è sovrano, ma nella sostanza il potere e il comando appartiene al sistema. Verificata questa verità assoluta e inconfutabile, con la disintegrazione del velo virtuale in cui essa è avvolta, non ci resta che proseguire al passo successivo per andare alla ricerca di una soluzione in cui il potere sia appannaggio del popolo. Infatti per assolvere questa prassi operativa e tecnicista, dobbiamo partire dalla sua natura di derivata secondaria che ci impone di dimenticarci dal guardarla e considerarla in termini formali, ma di analizzarla e di definirla con già incorporati all’interno i suoi contenuti, normalmente descritti nello STATUTO degli enti che la applicano. Dopo aver fatto questa operazione di implementazione, possiamo considerarla, studiarla e definirla in modo definitivo ed esaustivo. Eseguito questo forzoso passaggio, il concetto di democrazia si biforca, e finalmente si mostra nella sua fenomenale semplicità. Infatti si evince che si possono verificare solo ed esclusivamente due casi in cui essa assume concretezza: nel primo, il potere e comando sono affidati al sistema grazie a politici compiacenti, ed in questo caso si parlerà di DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA, mentre nel secondo, il comando e il potere sono sempre e costantemente nelle mani del popolo,ed allora si parlerà di DEMOCRAZIA DIRETTA O PARTECIPATIVA. Questa integrazione del concetto iniziale di democrazia si tramuta in una divisione che ora ci rende più facile la visione e visuale delle due classi antagoniste su cui essa poggia, e di conseguenza, anche, questa nostra tormentata società. Da una parte il sistema formato dalla classe dei ricchi, cioè la classe capitalistica che paga poche o addirittura niente tasse, e dall’ altra le categorie (che saranno descritte in modo specifico quando parleremo di politica) della classe popolare, su cui poggia tutto il peso delle entrate fiscali. Lo spirito antagonista basato su questa organizzazione sociale è sancito da una legge fondamentale della natura che impone l’ impossibilità, per qualunque persona, di servire due padroni contemporaneamente. Quindi, facciamo un veloce esempio, che rende evidente questo stato di fatto: tu famiglia operaia che vivi con lo stipendio devi pagare l’ imu; la chiesa, che è ricca sfondata, invece no! Indovinello, da che parte sta la casta politica? Dalla parte della classe del popolo o dalla parte del capitalismo? Mah, che domanda difficile!?!? Ed ancora: tu commerciante, artigiano, ecc.., che lavori in Italia, paghi il 60% di tasse, tu esponente del capitalismo che dirigi la fiat e che lavori in Italia paghi il 15% di tasse, perché la legge dice che se risiedi all’estero, non paghi le tasse in Italia. Minchia, scusate il francesismo, che legge del cazzo!?!? E’ meglio che mi fermi anche se ne potrei fare di questi esempi a centinaia, ma la bile che lo stomaco secernerebbe, mi farebbe e ci farebbe venire la gastrite in un baleno. Quindi, di comune accordo, passiamo a cose più piacevoli, e cioè a come strappare il potere a questo malvagio sistema e prendercelo TUTTI noi. Per far ciò iniziamo a studiare la democrazia rappresentativa, con già dentro tutti i contenuti descritti nello statuto dei vari enti. In essa, il popolo elegge i politici che lo rappresentano, e quindi trasferisce a loro il potere che è insito nel voto. Inoltre, essi, dopo averci succhiato questo potere, una volta eletti, sono liberi da ogni vincolo di mandato, e le leggi, le direttive, descritte sia nella costituzione che negli statuti, sanciscono la loro indipendenza rispetto al popolo; i politici liberi da ogni vincolo e responsabilità possono tranquillamente schierarsi col sistema e avvantaggiarlo. Il difetto, ripeto con fermezza, deleterio di questo tipo di democrazia è che una volta che il potere, attraverso il voto, viene dato ad un rappresentante, questo lo acquisisce e lo usa come meglio gli aggrada senza dare conto a chicchessia fino a fine mandato. Nello studio approfondito di questa forma di democrazia, per capirla in modo definitivo, dobbiamo introdurre un concetto che, per quanto sia stato accennato in modo ed in termini generali, quando si passa alle applicazioni e al riempimento con leggi e direttive, cioè alla fase esecutiva, assume una particolare importanza: il VERTICISMO. Esso è la propensione, in ambito organizzativo, a delegare il potere decisionale ad una o ad un gruppo ristretto di persone, lasciando estranea la base. La sua origine risale ai tempi preistorici, perciò è molto più vecchio del concetto stesso di democrazia, ed è la tendenza dell’uomo a sopraffare fisicamente i suoi simili. Questa caratteristica esce direttamente fuori dalla legge fondamentale della natura, che impone la forza come entità basilare per la soluzione dei problemi. Da questa base strutturale ne consegue che si sono susseguiti nella storia i capi tribù, i capi popoli, i monarchi( re, zar, cesari, imperatori, e nell’era moderna i regimi totalitari). Tutte queste strutture organizzative naturali hanno la composizione verticistica, con l’assoluto potere di vita e di morte del capo o monarca verso i propri sudditi. Con lotte e sacrifici, in termini di sangue versato, il popolo, tramite le guerre, è riuscito a distruggere, quasi del tutto, il potere assoluto a struttura verticistica. Questo sacrificio costato innumerevoli morti, ha prodotto l’invenzione più bella che esiste al mondo: la democrazia. Purtroppo, il capitalismo ha acquisito una naturale trasformazione ed ha sostituito la forza(anche senza la sua totale esclusione) con l’intelligenza. Infatti, raggiunta dai popoli l’agognata democrazia, espellendo il verticismo in logica antitesi con essa, come abbiamo abbondantemente dibattuto in precedenza, il capitalismo riesce a far entrare dalla porta di servizio, quello che con molto sangue versato dal popolo, questi aveva fatto uscire dalla porta principale. Ciò è successo nella realtà; noi non siamo in democrazia, e non possiamo esserlo perché come abbiamo visto esso è un concetto che dipende da altri concetti più profondi e basilari, ma siamo in quella che esattamente e tecnicamente viene chiamata, appunto, democrazia rappresentativa. Ed è qui che ci troviamo, cioè dentro una totale truffa. Questo è stato un colpo basso che il sistema, è riuscito a dare al popolo, facendogli credere che il potere fosse nelle sue mani, mentre invece si ritrova invischiato nel più becero e subdolo verticismo. Che potere è quello che ti dà la scelta del tuo carnefice, ma non ti dà il potere di potertene liberare immediatamente quando ti accorgi che è un disonesto, delinquente o minimamente un perfetto incapace? Eppure siamo in questa assurda situazione: il popolo elegge i propri rappresentanti ed una volta eletti, essi possono fare i loro porci comodi, senza essere mandati via a calci nel sedere. Infatti, si verifica l’allucinante situazione di un trasferimento di potere univoco da parte del popolo ai suoi (sulla carta) rappresentanti, ed in questo perverso accadimento il popolo resta senza potere e senza possibilità di “parola” nella gestione dello stato, regione, provincia e comune. Tutto cosi diventa un gioco di spartizione di potere, che si svolge esclusivamente nei palazzi della politica. Ed eccolo qui di nuovo il verticismo, che rientra a farla da padrone, divenendo il vero asso nella manica del sistema. Ora ditemi: in ambito pubblico, riuscite a trovare un partito politico che non sia verticistico? Quindi, da queste strutture, non possiamo altro che aspettarci che esse stesse siano la causa della miseria e della povertà del popolo che viene esautorato ed escluso di fatto per cinque anni, nella gestione dello stato, regione, provincia e comune. Infatti, in questi enti pubblici il centralismo derivante dall’ esigenza verticista raggiunge livelli altissimi dal momento che un gruppo ristretto di persone si scambia i ruoli e di fatto resta al comando per un tempo indefinito, gestendo quindi in modo privato e personale il potere ricevuto dalla base, che da quel momento non conta più un fico secco e deve subire tutte le scelte di questi vertici che normalmente fanno i loro interessi. Il verticismo è un pericoloso virus che è stato ed è completamente deleterio per la classe popolare perché tutte le strutture di base della democrazia rappresentativa, partiti, sindacati, ecc., ne sono intrisi e sono basati su questo componente. Un sistema che ha uno o pochi uomini al comando è semplice e intuitivo, mentre un sistema con il popolo al comando è macchinoso e complicato. Purtroppo da questa difficoltà antropologica, nascono tutte le nostre disgrazie attuali; infatti in questo si nasconde l’equivoco che la sola rappresentanza sia quella che può identificare e caratterizzare la democrazia. In effetti per quanti sforzi si siano fatti nella storia di applicarla nella sua veste diretta,sono stati tutti vanificati da un problema applicativo apparentemente irrisolvibile. Pertanto, la democrazia, è stata ed è, ancora oggi, sviscerata seguendo la sua tendenza e dipendenza naturale dalla rappresentanza che è la più semplice della procedura istintiva umana, sia nella sua sfaccettatura principale che in tutte le altre sue sfumature. Fare rappresentare da una o poche persone, milioni e milioni di persone è la soluzione più intuitiva. Al contrario, l’elemento cardine e fondante della democrazia diretta è che il popolo non molla mai il potere, e lo tiene sempre saldamente e costantemente nelle sue mani, sia in termini formali che, prevalentemente sostanziali. La democrazia partecipata, incarna in sè il più scintillante e meraviglioso componente che esista il: BASISMO. Esso, fondamentale per la impostazione di una struttura collettiva è stato la causa principale della impossibilità di costruzione e di organizzazione della democrazia diretta, per la sua completa e totale dipendenza ed esigenza tecnologica. Ma come metterlo in esecuzione seguendo la procedura e la prassi che impongono strumenti operativi che assolvono ad una dialettica collettiva? Per decenni e decenni questa operazione multindividuale non poteva mai realizzarsi,poiché era impossibile risolvere un problema di carattere matematico-fisico. Esso si esplicitava con la seguente domanda: è possibile mettere milioni e milioni di persone dentro una stanza di 5 metri per 5 metri? La risposta sin dalla nascita della democrazia, in pratica, è stata no!!! Pertanto il ricorso alla rappresentatività era un evento naturale ed obbligato. Oggi finalmente questo problema di carenza tecnologica, grazie al progresso e all’ ingegno umano è stato risolto con il più importante passaggio evolutivo, cioè l’ invenzione di internet. Per mezzo di questo strumento tecnologico innovativo ora possiamo non solo mettere centinaia di milioni di persone in una stanza di 5x5, ma possiamo farli votare, in modo trasparente, economico e incorruttibile. Superato questo gap evoluzionistico, la democrazia diretta (o partecipata) può essere messa in esecuzione, e in futuro il popolo si sostituirà al presidente della repubblica e alle sue funzioni nella nostra nazione, ed ancora più importante, sostituirà definitivamente l’ obsoleto concetto di rappresentanza con il nuovo concetto, nel contesto parlamentare, di dipendenza. Fatto questo fondamentale passaggio finalmente avremo il potere di sostituire i rappresentanti con i dipendenti, molto più controllabili e licenziabili in qualsiasi momento. Nessun presidente della repubblica sarà più eletto sia direttamente o indirettamente, anche se le sue prerogative e funzioni oltre che restare verranno potenziate, poiché il popolo stesso le svolgerà, in “relativamente” tempo reale, mentre nelle mansioni di ordinaria amministrazione verranno eletti, sempre dal popolo, dei dipendenti che, appunto, svolgeranno gli incarichi parlamentari e governativi. Nella democrazia partecipativa il popolo è sovrano, sia in forma che in sostanza, e perciò, non demanda a nessuno il suo ruolo e le sue responsabilità, le sue decisioni sono definitive ed immediatamente esecutive, non esiste una interlocuzione con niente e nessuno ed esso stesso E’ LO STATO. Questo sogno finalmente può esplicitarsi grazie alla struttura di internet, di cui necessita e in cui viene espressa perché in essa, si addice efficacemente una organizzazione collettiva. Pertanto, il blog “movimento comunista” diventerà una piattaforma strutturata e affinata in cui esso sarà pronto ad affrontare il sistema, introducendo il basismo, componente principe della democrazia partecipata. Invertendo il concetto di piramide, tanto caro al capitalismo, si mettono le basi per la costruzione di quello che è il vero e unico SOGGETTO che può batterlo, il popolo. Questa collettivizzazione omogenea che rappresenta la democrazia partecipata nella piattaforma strutturata di internet, sarà a tutti gli effetti il vero e unico CAPO. Ora possiamo chiederci: la democrazia partecipativa è già in esecuzione in qualsiasi parte del mondo? La risposta è, purtroppo, no! Questo perché, evidentemente c’è un grosso equivoco su questo particolare tipo di sofisticato concetto. Ciò deriva dal fatto che si pensa che verticismo e basismo possano convivere o intrecciarsi. L’ errore che facciamo è alla base di un ibrido che porta caos e aiuta involontariamente il capitalismo. Verticismo e basismo sono incompatibili e si escludono a vicenda. Ogni piccola intromissione del verticismo rende vano ed espelle il basismo. Questi due concetti possono essere paragonati, per rendere ancora più evidente la differenza tra i due, ad una sfera di metallo nero e resistente, il verticismo, ed ad una sfera di vetro sottile, delicato e limpido come il cristallo, il basismo. È evidente che un qualsiasi contatto, seppur piccolo, riduce in mille pezzi la sfera di vetro, e quindi il concetto di basismo. Il verticismo, continuando questa similitudine, è nero e brutto, mentre il basismo è bello e bianchissimo. In breve, il verticismo è un virus malefico e mortale. Quindi ogni contatto tra verticismo e basismo significa la lenta, ma inesorabile morte del basismo. Ecco perché non possiamo dire che esiste il basismo e quindi la democrazia partecipata finché ogni più piccola briciola di riferimento al verticismo viene espulsa. Pertanto, ed in modo perentorio, affermo che qualsiasi fattispecie di democrazia partecipativa che viene sbandierata, e che non assolve queste caratteristiche specifiche, non è altro che un tentativo di mistificazione della democrazia diretta o un mascheramento della democrazia rappresentativa, in una sua molteplice sfumatura. E di sfumature e sfaccetta menti la democrazia rappresentativa ne ha a centinaia, poiché i membri che aspirano ad essa, nel tempo si sono specializzati nel confondere le carte facendo credere che nel loro progetto ci sia una sorta di partecipazione molto marcata e decisiva del coinvolgimento del popolo. Non cadete in queste trappole, e per evitare la solita ennesima fregatura e delusione, vi propongo una regola che serve a smascherare questi tentativi di truffa più, o meno inconsci, “la prova del nove”. Chi non ha imparato a scuola questa regola? Forse, nessuno! Comunque, in caso il tempo abbia offuscato la vostra memoria, ve la rinfresco brevemente. Essa è, in matematica, un test di controllo semplice per verificare l'esattezza del risultato di una operazione aritmetica tra numeri interi, solitamente si insegna nella scuola elementare quale scorciatoia per verificare la moltiplicazione tra due numeri, senza dover ripetere interamente l'algoritmo di computo generalmente lungo, attraverso il raffronto delle radici numeriche degli operandi e del risultato; ma può essere estesa anche alle altre operazioni addizione, sottrazione e divisione. La prova è basata sulle proprietà congiunte della matematica modulare in modulo 9 e delle proprietà aritmetiche del numero 9 stesso, che permettono una notevole semplificazione del calcolo della congruità, in quanto coincidente con la radice numerica. Rinverdita la memoria applichiamola al nostro oggetto di analisi. Ricordando che il verticismo identifica la democrazia rappresentativa e il basismo quella diretta, basta fare una piccola e veloce ricerca nello statuto del movimento o partito, per verificare chi è giuridicamente il capo politico. Se è una persona o un gruppo ristretto di persone siamo in presenza di democrazia rappresentativa,al contrario se è la base che comanda allora si che si tratta di una democrazia diretta. Chiaro,no?!?! Non ci sono possibilità di caos o fraintendimenti. Ed infatti, seguendo fedelmente i dettami della scienza, come accade per la moltiplicazione che la regola ci dice se è giusta o sbagliata, cosi, anche in politica, chi è il capo definisce che tipo di democrazia stiamo applicando. Ora che abbiamo risposto alla domanda principale del COSA E’ VERAMENTE la democrazia diretta, è tempo di dare concretezza all’altra domanda ancora più profonda e importante: COME FARE A FAR DIVENTARE IL POPOLO UN SOGGETTO OMOGENEO CHE ACCORPA IN SE’ IL RUOLO DI’ CAPO ? Questa risposta sarà data nel prossimo studio che ha per titolo LA POLITICA. Se la curiosità e la speranza vi farà continuare la lettura, e si sta affermando nel vostro cuore e cervello, vi accorgerete che molte sorprese e verità appariranno ai vostri occhi per farvi riflettere su una domanda: ma la politica è quella che io penso sia? Chissà, forse dopo che avrete finito di vederla attraverso i miei occhi e la mia mente, riuscirete ad amarla, quasi quanto la odiate in questo momento.